Viaggi, cinema, letteratura, racconti, mind gaming di una che "da grande" voleva fare la giornalista
martedì 31 agosto 2010
Sounio
Panatenaiche (III)
Atene caotica, Atene sporca, Atene mal tenuta.
Non quella che ho visto io. La mia Atene è immersa nel verde dei suoi parchi e delle colline ed è bianca come il marmo dell'Acropoli. Ed è divertentissima, nelle vie strette di Monastiraki, taverne e kafeneia senza soluzione di continuità, musica sulla piazza, gente seduta ad ascoltare gli artisti di strada e in alto sulla sinistra l'Acropoli illuminato. La mia Atene è la passeggiata dopo cena lungo l'agorà romana, è relax a un tavolino con un libro e un fantastico Nescafé frappé - glikò me gala - ascoltando il bouzuki che esce dalle casse dello stereo. E' la tartarughina del tempio di Efesto, circondato dal verde brillante della macchia mediterranea che anche in una metropoli si fa avanti spavalda come nelle isole: la tartaruga che corre più veloce di pié veloce Achille. La rinvincita di chi ha sempre creduto che l'impossibile sia possibile. Perchè lo è, la tartaruga è arrivata e se ne sta all'ombra del tempio, Achille veloce, ma soprattutto spietato e bellicoso, alla fine, non è arrivato.
Non quella che ho visto io. La mia Atene è immersa nel verde dei suoi parchi e delle colline ed è bianca come il marmo dell'Acropoli. Ed è divertentissima, nelle vie strette di Monastiraki, taverne e kafeneia senza soluzione di continuità, musica sulla piazza, gente seduta ad ascoltare gli artisti di strada e in alto sulla sinistra l'Acropoli illuminato. La mia Atene è la passeggiata dopo cena lungo l'agorà romana, è relax a un tavolino con un libro e un fantastico Nescafé frappé - glikò me gala - ascoltando il bouzuki che esce dalle casse dello stereo. E' la tartarughina del tempio di Efesto, circondato dal verde brillante della macchia mediterranea che anche in una metropoli si fa avanti spavalda come nelle isole: la tartaruga che corre più veloce di pié veloce Achille. La rinvincita di chi ha sempre creduto che l'impossibile sia possibile. Perchè lo è, la tartaruga è arrivata e se ne sta all'ombra del tempio, Achille veloce, ma soprattutto spietato e bellicoso, alla fine, non è arrivato.
Panatinaiche (II)
Doveva essere sul far della sera, in estate, quando la brezza accarezzava l'agorà, che Socrate dialogava con i suoi studenti. Senofonte, razionale e metodico. Alcibiade, dal carisma spiccato e la lingua scioltissima. Ed il giovane Platone, tutto emozioni ed impeto: il più introspettivo dei suoi allievi. Doveva essere quando il cielo si sfumava di rosa, che Aristofane origliava le conversazioni maieutiche del Maestro, meditando testi al cianuro con cui prendersi gioco di lui. "Ah, la maieutica!", doveva pensare il commediografo, "Come no! Questo vecchio pazzo vuole soltanto confonderci le idee per indebolire la democrazia". Niente di meglio della satira, per mettere in guardia gli ateniesi, che avrebbero assistito al debutto de Le Nuvole alle Dionisiache. Sperava di andare in scena nel grande Anfiteatro di Erode Attico un giorno o l'altro. Il "teatro dei teatri", quello dei tragediografi, non il teatrucolo di Dioniso, no! In fin dei conti gli ateniesi amavano le sue commedie almeno quanto le scene catartiche di Sofocle ed Euripide. Dove stava scritto che la tragedia è il genere più importante poi! E con la guerra infinita contro la Lega del Peloponneso, gli Dei sapevano quanto il demos avesse voglia di ridere! Le Nuvole era sfacciatamente divertente e Aristofane, lo sentiva, aveva le carte in regola per vincere alle Dionisiache, ne era convinto.
Doveva essere ormai buio, quando il vociare si calmava e la quiete scendeva sulle strade ombreggiate della polis, che Pericle amava salire all'Acropoli, il suo fiore all'occhiello, per rendere omaggio alla dea. L'ombra gettata al suolo dalle Lunghe Mura si riduceva al calare del sole, ma la loro maestosità doveva restare incredibile anche al calare delle tenebre, sia per chi le osservava da lontano, sia per chi ne era protetto all'interno, come aveva voluto Pericle stesso: Atene ed il Pireo erano inespugnabili e l'Acropoli irraggiungibile per chi non era alleato di Atene. Per suo volere gli ateniesi potevano trarre conforto, anche in quegli anni tormentati da conflitti, dalla vista sublime che si stagliava al fondo della Panatinaica: il tempio ad Atena Niche, che sempre avrebbe vegliato sull'incolumità della sua città, i Propilei, il piccolo Eretteo sulla sinistra, con il suo ulivo e le linee sinuose delle Cariatidi dalle lunghe treccie. E a dominare la scena su tutta la Grecia, visibile a tutti anche al largo dell'Egeo, il Partenone. Imponente dalla sommità su cui era adagiato, avrebbe intimorito qualunque flotta di scriteriati avversari avessero pensato di sfidare la supremazia navale della città. Per non parlare di quegli esaltati degli Spartani! Potevano anche illudersi di invadere l'Attica, ma mai avrebbero superato le Lunghe Mura. Mai Pallade Atena avrebbe liberato la via che porta al suo Acropoli. Né il Partenone sarebbe stato raso al suolo da un esercito nemico. Quello era stato il sogno che lo stratega aveva realizzato: scolpire una traccia indelebile di sé nella polis che tanto aveva amato, perchè grandiosa quanto le sue ambizioni. Una traccia sublime che per sempre avrebbe sigillato l'orizzonte ateniese.
domenica 29 agosto 2010
Panatinaiche (I)
Le luci del Pireo. "Un giorno vedrò tutto questo con i miei occhi", mi ripetevo nelle domeniche pomeriggio in cui mi trovavo inchiodata alla scrivania, ferma su una frase di Senofonte o Erodoto che non riuscivo a tradurre. "Un giorno prenderò il traghetto e andrò ad Atene". Sono passati dieci anni, non è giorno ma sera, non sono su un traghetto ma su un volo Easyjet che si abbassa sull'areoporto Eleftherios. Ma l'emozione che provo nel vedere le luci di Atene è forte come immaginavo da ragazzina.
Recupero il bagaglio ed un taxi. L'autista che mi porta in centro mi spiega che gli scioperi contro i tagli drastici alla spesa pubblica e agli stipendi al momento sono sospesi. "For the summer. Tourism is what matters now". Ma in autunno, quando l'ultimo traghetto sarà salpato e le stupende spiaggie delle isole resteranno vuote, bhè, allora i greci faranno nuovamente i conti con il disastro economico che li ha investiti. Gli chiedo se può sintonizzare la radio su una stazione di rembetika, la musica greca suonata con il bouzuki. "You like rembetika?" chiede con un sorriso. Come non amarla.
La notte ateniese è calda e ventilata. Su Syntagma square sventola la bandiera bianca e blu. Appoggio velocemente zaino e trolley in albergo e volo fuori, a respirare la città che ho amato prima di vedere. Una lunga via di taverne e caffè e al fondo eccolo: il Partenone illuminato svetta su tutti noi dall'alto della sua storia. Ecco, dunque, dove tutto ha avuto inizio.
Recupero il bagaglio ed un taxi. L'autista che mi porta in centro mi spiega che gli scioperi contro i tagli drastici alla spesa pubblica e agli stipendi al momento sono sospesi. "For the summer. Tourism is what matters now". Ma in autunno, quando l'ultimo traghetto sarà salpato e le stupende spiaggie delle isole resteranno vuote, bhè, allora i greci faranno nuovamente i conti con il disastro economico che li ha investiti. Gli chiedo se può sintonizzare la radio su una stazione di rembetika, la musica greca suonata con il bouzuki. "You like rembetika?" chiede con un sorriso. Come non amarla.
La notte ateniese è calda e ventilata. Su Syntagma square sventola la bandiera bianca e blu. Appoggio velocemente zaino e trolley in albergo e volo fuori, a respirare la città che ho amato prima di vedere. Una lunga via di taverne e caffè e al fondo eccolo: il Partenone illuminato svetta su tutti noi dall'alto della sua storia. Ecco, dunque, dove tutto ha avuto inizio.
lunedì 18 gennaio 2010
L'herisson
Pensateci un momento: non siamo un po' tutti dentro la boccia, da cui vediamo soltanto quello che ci si para vistosamente davanti, "sentendo" il tutto attutito?
La ragazzina di dodici anni che vive al piano di sopra, ad esempio? Magrolina, occhiali e zainetto in spalla. Sembra una dei milioni di suoi coetanei che al mattino sono schiacciati sul tram insieme a voi.
Oppure la portiera del vostro stabile. Sempre chiusa nel suo loculo a guardare quei programmi televisivi a budget stringato della fascia pomeridiana, avvolta come minimo in due maglioni di lana un po' abbondanti, con una pentola sistematicamente sul fuoco contenente qualcosa di sistematicamente puzzolente, con il segno della crescita evidente ed il taglio di capelli poco curato. Questo è quanto appare dal vetro della boccia. Gli orizzonti, però, sono molto limitati quando si vive da pesce rosso e si dà per scontato che la ragazzina bionda del piano di sopra sia un'adolescente divoratrice di Cioé che si trucca di nascosto e che la portiera sia una vecchia signora che si trascina sciattamente attraverso le ore della giornata.
Dietro la piccola vicina di casa, potrebbe nascondersi una Paloma Josse (G. Le Guillermic), che della vita sembra aver colto molto più di tutti gli adulti che la circondano e che è giunta alla conclusione che se crescere vuol dire finire schiavi dell'apparenza, degli antidepressivi e dello psicologo, forse preferisce suicidarsi a tredici anni. Paradossale, ma argutissimo: per provarlo, la ragazzina protagonista della pellicola filma la routine del palazzo in cui vive a dimostrazione di quanto la vita priva di emozioni della sua famiglia e delle altre avvalli la sua decisione.
Paloma non ha fatto i conti con quello che Taleb definirebbe il black swan: la variabile imprevedibile; quella che nessun fisico quantistico riesce ad intrappolare in un modello, né a far girare in una macro; quella che irrompe negli eventi da protagonista assoluta e manda letteralmente a puttane tutto il castello di certezze che vi eravate costruiti.
Il cigno nero di Mona Achache si chiama Renée Michelle (J. Balasko) ed è la portiera dello stabile parigino in cui Paloma vive con la famiglia. Un condominio "bourgeois", di famiglie "bourgeoise" (tradotto con "ricco" in italiano, ma a Parigi essere "bourgeois" ha una connotazione più forte: insomma, "on est pas dans le XX" per citare un tizio che mi aveva mostrato un appartamento nel XVII arrodissement ed era preoccupato che non ne fossi abbastanza all'altezza). Renée assomiglia alla vostra portiera, ma dietro i chili di sovrappeso, i maglioni consunti e la tinta da riprendere, si nasconde un'appassionata di letteratura e filosofia. Una lettrice di classici, che nasconde una stanzetta traboccante di volumi, letti e riletti da saperli a menadito. Una persona che prova emozioni, al contrario degli altezzosi inquilini che le scorrono davanti senza vederla.
Il cigno nero di Mona Achache si chiama Renée Michelle (J. Balasko) ed è la portiera dello stabile parigino in cui Paloma vive con la famiglia. Un condominio "bourgeois", di famiglie "bourgeoise" (tradotto con "ricco" in italiano, ma a Parigi essere "bourgeois" ha una connotazione più forte: insomma, "on est pas dans le XX" per citare un tizio che mi aveva mostrato un appartamento nel XVII arrodissement ed era preoccupato che non ne fossi abbastanza all'altezza). Renée assomiglia alla vostra portiera, ma dietro i chili di sovrappeso, i maglioni consunti e la tinta da riprendere, si nasconde un'appassionata di letteratura e filosofia. Una lettrice di classici, che nasconde una stanzetta traboccante di volumi, letti e riletti da saperli a menadito. Una persona che prova emozioni, al contrario degli altezzosi inquilini che le scorrono davanti senza vederla.
Paloma non ha letto Taleb, ma inizia ad intuire che dietro Renée si nasconde qualcosa di magnifico. Come un riccio: fuori punge ed è irsuto, oltre l'apparenza può nascondersi l'eleganza. Ad avvicinare la ragazzina alla donna contribuisce l'arrivo di un nuovo inquilino: il giapponese Kakuro Ozu (T. Igawa). Lui non vive in una boccia dei pesci. Al suo arrivo si sofferma a chiacchierare con Renée e ne resta affascinato: una donna che in una banale conversazione cita un passo di Anna Karenina non può che sbalordire. I tre personaggi si affezionano l'un l'altro e si sostengono. Paloma evade dall'asetticità emotiva della sua famiglia e trova in Renée una persona affettuosa che la ascolta. La portiera a sua volta ama avere la ragazzina intorno e condivide con lei la preoccupazione per i sentimenti che inizia a provare per Kakuro, con cui si frequenta: "una portiera può anche amare?" si chiede la donna. "E' previsto tra quello che la gente che entra ed esce dallo stabile si aspetta di trovare segnalato alla voce "portiera" del suo ristretto dizionario?".
La variabile imprevedibile stravolge i progetti dei protagonisti ed il finale del film: Paloma comprende, ancora una volta grazie a Renée, che il sucidio non è la soluzione, ma la via di fuga sciocca. La vera soluzione è ritagliarsi la propria vita, come lei fa con i suoi precisi disegni sui cartoncini, ed esserne i protagonisti, a prescindere da quello che vuole vedere la platea. La morte è una tragedia e non un evento banale come lei credeva: la ragazzina lo capisce quando le viene a mancare l'unica persona a cui veramente si era legata.
L'hérisson vi mette le mani sulle spalle e vi scuote. Le scene, costruite con una cura che solo la cinematografia francese poteva concepire, sembrano sussurrarvi: uscite dalla boccia dei pesci, spegnete la macro che sta girando con le variabili precise secondo cui dovete vivere su un certo schema, smettete di "vedere" e cercate di "guardare" cosa vi sta intorno.
sabato 2 gennaio 2010
The boat that rocked
What's more fun than an American commedy? A British one!As I'm waiting for the new Hugh Grant's movie release (and I'm planning to buy a pair of opera glasses to better watch the protagonist's performance), I enjoyed a relaxing dvd night watching "The Boat that rocked", by Richard Curtis.
Back in the 60s, a pirate radio called Radio Rock broadcast rock music from a boat to the U.K. It was the frequency of the pop-longing, rule-breaking youth. Its nonconformist disc-jokeys crew raised the anger of Her Majesty's deputiees, who were concerned about ensuring moral and law-compliant behaviours. Minister Dormandy (Kenneth Branagh) and his assistant Mr Twatt (such a surname tells you much about the character..) declared war to the pirate radio, trying to cut its advertising revenues and searching for a judicial precedent to finally ban broadcasting.
While successfully fighting against government measures, the life on board went on through a caleindoscope of rock music - good one: The Turtles, The Beatles, Jimie Hendrix, David Bowie, The Troggs...- and much sex and drug of course. As I was starting wondering if there was a way to send an application to become a cabin assistant on the Boat, shitty Mr Twatt came up with a quibble that would allow the Parliament to legislate against the pirate radio. It was found that a fishing ferry couldn't indeed send a help call because its frequency clashed against the more powerful radio's one: voilà the ground for the Marine Offensive Act.
No worries, the rocking crew didn't shut down just because of a fucking conservative called Twatt: broadcasting went on illegally thanks to the help of the rock-addict mariners community who hide the positioning of the Boat to government controllers.
The popularity of the Radio was growing enormously among boys with Beatles-like haircuts and girls in coloured miniskirts. People's love for RadioRock ended up saving the crew when it really semt they had come to an end: not because of stupid restrictions but because of continously repositioning on the North Sea. The engines broke down and the Boat began to sink: the last chance was reveiling its coordinates as broadcasting. The audience response saved the disc-jokeys from drowning and young people from being denied the right to listen to their music: that's what one calls consumers loyalty..the movie's ending would make the happyness of strategic marketing scholars around the world!
Sometimes critics really end up talking crap: The boat that rocked was fired at his release in the U.K. last April. Alright, the movie is too long. Ok, the plot is not terrific. Still, the crew captained by Quentin (an extraordinary Bill Nighy) is great fun: witty humour and caricatures of Hippies are accurate and make the movie run quickly. You'll end up thinking that it had to be quite tough to be young at that time, when rock'n'roll was considered agaist the moral. And that the "old generation" embodied by the British Cabinet really sucked! But also that it had to be extremely exciting to constantly break the rules by wearing miniskirts and smoke joints (last ones we know how it feels at least..)!
The true protagonist of the movie is its soundtrack: absolutely gorgeous! You'll just feel like raising your bottoms and twist in the middle of your room: as the dvd was running, I couldn't stop singing and dancing as a fool in my Hello Kitty pijama (nothing better than a British commedy in a warm Hello Kitty pijama to recover from the first wild day of winter sales downtown Milan!).
Believe me, you'll long for being back to the 60s-70s to live the social revolution that was going on and listen to pirate radios'broadcastings!
Sound track:
"Stay with Me Baby" - Duffy - 3:52
"All Day and All of the Night" - The Kinks - 2:23
"Elenore" - The Turtles - 2:30
"Judy in Disguise (With Glasses)" - John Fred and His Playboy Band - 2:52
"Dancing in the Street" - Martha Reeves and the Vandellas - 2:36
"Wouldn't It Be Nice" - The Beach Boys - 2:23
"Ooo Baby Baby" - Smokey Robinson - 2:45
"This Guy's in Love with You" - Herb Alpert & The Tijuana Brass - 4:01
"Crimson and Clover" - Tommy James & The Shondells - 5:24
"Hi Ho Silver Lining" - Jeff Beck - 2:53
"I Can See for Miles" - The Who - 4:07
"With a Girl Like You" - The Troggs - 2:07
"The Letter" - The Box Tops - 1:54
"I'm Alive" - The Hollies - 2:25
"Yesterday Man" - Chris Andrews - 2:32
"I've Been a Bad Bad Boy" - Paul Jones - 2:20
"Silence Is Golden" - The Tremeloes - 3:09
"The End of the World" - Skeeter Davis - 2:39
"Friday on My Mind" - The Easybeats - 2:53
"My Generation" - The Who - 3:19
"I Feel Free" - Cream - 2:54
"The Wind Cries Mary" - Jimi Hendrix - 3:21
"A Whiter Shade of Pale" - Procol Harum - 4:00
"These Arms of Mine" - Otis Redding - 2:33
"Cleo's Mood" - Jr. Walker & The All Stars - 2:42
"The Happening" - The Supremes - 2:50
"She'd Rather Be with Me" - The Turtles - 2:21
"98.6" - The Bystanders - 3:19
"Sunny Afternoon" - The Kinks - 3:34
"Father and Son" - Cat Stevens - 3:42
"Nights in White Satin" - The Moody Blues - 4:26
"You Don't Have to Say You Love Me" - Dusty Springfield - 2:49
"Stay with Me" - Lorraine Ellison - 3:33
"Hang On Sloopy" - The McCoys - 3:52
"This Old Heart of Mine (Is Weak for You)" - The Isley Brothers - 2:51
"Let's Dance" - David Bowie - 4:06
"Stay with Me Baby" - Duffy - 3:52
"All Day and All of the Night" - The Kinks - 2:23
"Elenore" - The Turtles - 2:30
"Judy in Disguise (With Glasses)" - John Fred and His Playboy Band - 2:52
"Dancing in the Street" - Martha Reeves and the Vandellas - 2:36
"Wouldn't It Be Nice" - The Beach Boys - 2:23
"Ooo Baby Baby" - Smokey Robinson - 2:45
"This Guy's in Love with You" - Herb Alpert & The Tijuana Brass - 4:01
"Crimson and Clover" - Tommy James & The Shondells - 5:24
"Hi Ho Silver Lining" - Jeff Beck - 2:53
"I Can See for Miles" - The Who - 4:07
"With a Girl Like You" - The Troggs - 2:07
"The Letter" - The Box Tops - 1:54
"I'm Alive" - The Hollies - 2:25
"Yesterday Man" - Chris Andrews - 2:32
"I've Been a Bad Bad Boy" - Paul Jones - 2:20
"Silence Is Golden" - The Tremeloes - 3:09
"The End of the World" - Skeeter Davis - 2:39
"Friday on My Mind" - The Easybeats - 2:53
"My Generation" - The Who - 3:19
"I Feel Free" - Cream - 2:54
"The Wind Cries Mary" - Jimi Hendrix - 3:21
"A Whiter Shade of Pale" - Procol Harum - 4:00
"These Arms of Mine" - Otis Redding - 2:33
"Cleo's Mood" - Jr. Walker & The All Stars - 2:42
"The Happening" - The Supremes - 2:50
"She'd Rather Be with Me" - The Turtles - 2:21
"98.6" - The Bystanders - 3:19
"Sunny Afternoon" - The Kinks - 3:34
"Father and Son" - Cat Stevens - 3:42
"Nights in White Satin" - The Moody Blues - 4:26
"You Don't Have to Say You Love Me" - Dusty Springfield - 2:49
"Stay with Me" - Lorraine Ellison - 3:33
"Hang On Sloopy" - The McCoys - 3:52
"This Old Heart of Mine (Is Weak for You)" - The Isley Brothers - 2:51
"Let's Dance" - David Bowie - 4:06
martedì 15 dicembre 2009
Dodecaneso
Mi lanciavo quindi a costruire una storia in cui mercanti di spezie e tessuti, incuranti delle bizze di Poseidon, solcavano il Mar Egeo per portare i prodotti d'Asia minore e Creta agli empori di Rodi, Kos e Patmos, dove venivano accolti dalla popolazione locale desiderosa di acquistare olii profumati e ascoltare i loro racconti: si narrava che il re di Creta nascondesse nello sfarzoso
Per noi studenti del famigerato liceo Alfieri, torturati dalle perfide versioni appiopateci dalla storica prof. Zunino, questi luoghi erano un po' come l'isola-che-non c'è o Paperopoli: non li immaginavamo come posti veri, ma come "non-luoghi".
Agosto 2003, un mese dopo la maturità: mi trovavo al check-in con il mio zaino in spalla ed un biglietto dell'Aegean per Rodi in mano. Mi sentivo euforica: stavo andando nel mitologico Dodecaneso, lambito dalle acque dell'epico Mar Egeo, all'estremità orientale della filosofica terra di Grecia! Quando l'aereo iniziò la discesa, iniziai a scorgere la costellazione di dodici isole circondate di blu. Oltrepassai l'uscita dell'aereomobile accompagnata da un sorridente "Welcome to Greece" della hostess e fui investita dal caldo secco e ventoso dell'isola di Rodi e dal suo intenso profumo di macchia mediterranea. La bandiera bianca e blu sventolava allegra in fondo alla pista, dove si stagliava il piccolo terminal dell'aereoporto - il più piccolo che avessi mai visto: dietro all'edificio ed ai suoi lati un'altura brulla, di fronte- oltre alla pista - uno strapiombo si lanciava nell'Egeo. Erano le tre del pomeriggio, le cicale facevano un chiasso notevole ed io ero nel Dodecanneso: realizzai all'istante che quello sarebbe stato un viaggio speciale e che stavo già amando quel posto, come avevo amato la letteratura greca e le versioni creative e come avrei amato Creta, Santorini, Kos, Kalimnos e Patmos negli anni
seguenti.
Viversi queste isole è al tempo stesso emozionante e doloroso.
La parte razionale di noi non può che essere messa a dura prova: il corso della storia ha portato la Grecia ad essere uno dei Paesi con il più alto tasso di corruzione in Europa e nel 2009 registerà crescita negativa. Atene non ha un piano regolatore, le aree rurali della Grecia peninsulare sono mal connesse tra loro, le strade sono definibili in molti modi, ma non "europee" ed il sistema burocratico pesa sulle finanze elleniche come un macigno sul dorso di una piccola coccinella. La Grecia ha undici milioni di abitanti ed il greco moderno è decisamente meno parlato dell'italiano. La sua letteratura e musica ha ormai un ruolo marginale all'estero. Quello che fa più male è capire che per favorire il turismo sulle isole, i greci hanno creato centri di villeggiatura "ad-hoc" per turisti nordeuropei assettati di birra, che sbarcano come barbari e passano vacanze tra un pub e l'altro a far risse notturne da ubriachi. Ignorando ovviamente di trovarsi nella terra di Platone ed Aristotele. Del resto il turismo è la risorsa economica principale (da solo contribuisce al 15% del PIL) e sicuramente si crea maggior valore da un adolescente inglese in cerca di discoteche e chupitos che dalla manciata di backpackers che hanno studiato greco antico e passano il viaggio a fotografare ogni pietra dei siti archeologici e a leggere i cartelli perchè si ricordano l'alfabeto.
Al di là dei dati statistici e delle "evidenze", esiste il risvolto irrazionale di un viaggio in Grecia. Lo vive chi si muove in punta di piedi verso la "zona d'ombra" che non si vede e chiede se per favore può entrare nella Grecia dei greci. Chi si lascia prendere per mano dai greci sentirà che la storia a volte è un cerchio e quando ti sembra di essere alla fine, stai in realtà partendo dall'inizio. Basta un "Eυφχαριστό πολί" tentennante alla signora che vi sta prenotando un posto sul traghetto per l'isola vicina per scoperchiare il Vaso di Pandora e tuffarvi nel mondo classico. I greci sono orgogliosi del loro passato e non esiteranno a condividerlo con voi se vi mostrerete interessati a capirlo: ad esempio, vi verrà spiegato che a Rodi molti anziani parlano italiano correttamente perchè lo studiarono durante l'occupazione fascista dell'isola. Apprenderete che gli ortodossi fanno il segno della croce in verticale, che il ritmo unico della musica greca è dato da una specie di chitarra chiamata bouzouki, che San Giovanni ha avuto la rivelazione a Patmos in una caverna, dove un prete ortodosso accoglie i visitatori e tramanda la storia in sola lingua greca. Si impara che la piazza principale di Kos è stata edificata dagli italiani, che ancora oggi i ragazzi invitano le ragazze a ballare lanciando loro boccioli di rose, che l'ospite in Grecia è sacro ancora oggi, come ai tempi delle peregrinazioni dell'astuto Ulisse, che le divinità olimpiche erano venerate nei punti più alti delle isole: tra l'azzurro del cielo ed il blu intenso dell'Egeo. Tra le rovine delle acropoli e dei templi il cerchio della storia parte dall'inizio, da quando un misterioso poeta cieco ispirato da una Musa componeva i versi più belli che siano stati scritti e da quando si passeggiava in un cortile rettangolare immaginando un motore immobile. La mia Grecia è quella del biondo Apollo e del valoroso Achille e si ritrova nell'eleganza aristocratica dei greci, nella loro pacatezza, nell'entusiasmo con cui sanno accogliere. La mia Grecia è quella di una signora attempata in una stretta bottega sulla costa meridionale di Kos, che mi ha spiegato, mentre le pagavo una Pepsi ghiacciata, che "Peripatos" non vuol dire "passeggiare o passeggiata" come avevo supposto io vedendo la scritta su un giornale. Vuol dire "viaggio" in greco moderno. Il viaggio, che porta alla scoperta, all'apprendimento. Che è il senso della filosofia. Quella filosofia che si faceva al "Peripatos" di Aristotele.
E in un soffio, ti trovi all'inizio del cerchio.
giovedì 10 dicembre 2009
Stockholm
Molti anni dopo ho trovato la risposta a tutte le domande che mi ponevo ascoltando la fiaba di Hansel e Gretel: ho finalmente capito cosa immaginavano i Grimm quando mi sono trovata di fronte per la prima volta un sobborgo residenziale di Stoccolma, immerso nel verde e costellato da bellissime case con tetti spioventi.
La capitale della Svezia è la città, tra quelle che ho visto, che ha maggiormente superato le mie attese. Quando sono atterrata ad Arlanda la prima volta per affrontare la mia prima settimana svedese, pensavo di trovare una pseudo Copenhagen: niente a che vedere con la seduta e troppo turistica cugina danese. Stoccolma si sviluppa su un arcipelago di isole, ognuna connotata da caratteristiche archittettoniche ed attrattive proprie: Sodermalm - il distretto giovane in stile liberty; Skansen - un vero "gioco da ragazzi" o meglio da bambini, Gamla Stan - il cuore della città risalente al XIII secolo; Ostermalm - il volto moderno della Svezia.
Il ritmo della città ha un incredibile potere rilassante, almeno per me. Amo in particolare Sodermalm, il quartiere residenziale meridionale decisamente meno turistico. Di giorno è affollato di ragazzi e persone che lavorano o studiano in zona e che la sera affollano i molti pub e ristoranti. Usciti dalla metro (Slussen) ci si trova su una grande piazza dove regna sovrana una Rokeri - un affumicatoio di pesce (ai veri non-global consiglio caldamente una consumazione "alla cieca", cioè evitando il banale salmone: io ad esempio amo lo "stromming smorbrot"...). Non c'è nulla da vedere, nulla da fotografare a Sodermalm: c'è soltanto da osservare ed imparare. Per questo è il mio posto preferito a Stoccolma: qui ho scoperto che molti uffici sono collegati ai centri commerciali da tunnel sotterranei per evitare di uscire al freddo in inverno; ho provato a tirare con la mazza da hockey in un negozio di articoli sportivi; mi è stato detto che i "leggings" sono solo estivi, d'inverno si indossano le "tights".
Ricordate quando desideravate che le giornate non finissero per continuare a giocare? A Stoccolma d'estate il sole resta alto fino a notte fonda.
Avreste fatto di tutto per vedere l'albero cavo di Pippi Calzelunghe da cui uscivano le gazzose e le brioche alla cannella? A Djurgarden - Skansen - troverete il parco dedicato ad Astrid Linger, dove non solo vedrete l'albero cavo, ma incontrerete anche il cavallo a pois di Pippi. Amavate arrampicarvi su tutto quello che era più alto di voi? Nei parchi di Stoccolma vi potrete lanciare in arrampicate selvaggie sulle pareti artificiali aperte al pubblico.
Avete letto almeno tre volte "Pattini d'argento"? Prendetevi un momento per voi stessi in inverno e volate a Stoccolma per una pattinata in centro città: la pista ghiacciata, i palazzi storici intorno, la sorridente popolazione svedese che pratica lo sport nazionale vi faranno tuffare nelle pagine del vostro libro.
Avete letto almeno tre volte "Pattini d'argento"? Prendetevi un momento per voi stessi in inverno e volate a Stoccolma per una pattinata in centro città: la pista ghiacciata, i palazzi storici intorno, la sorridente popolazione svedese che pratica lo sport nazionale vi faranno tuffare nelle pagine del vostro libro.
Il 21 giugno si festeggia il giorno che non finisce mai con concerti più o meno improvvisati in strada e picnic notturni nei sobborghi al mare. In estate si fa sport all'aperto anche in città: chi è abituato al rito "auto-idroscalo-corsetta tra un mare di gente-auto-casa doccia" si sentirà stordito quando vedrà la quantità di aree verdi presenti a Stoccolma. Volete fare Nordic walking? Andata al Karlsberg Slottpark. Volete pattinare? Vanadislunden park. Volete prendere il sole? Humlegarden, in centro, perchè dopo potrebbe venirvi voglia di far shopping e sarete comodi ai malls dei negozi.
A dicembre le luminarie della città sembrano un abito da sera luccicante che la rende luminosa nonostante il buio dell'inverno nordico. La gente si incontra nei mercatini di addobbi natalizi ed artigianato locale e si riunisce a chiacchierare alle estremità di questi, dove vengono accesi piccoli falò attorno a cui si può sostare senza essere travolti dal freddo. Ci si scalda anche con un buon bicchiere di Glogg caldo, un estratto di bacche scandinave servito con uvetta e mandorle sgusciate ed accompagnato dai biscotti di Natale. Lo offrono ai coraggiosi che si avventurano nei mercatini dopo le quattro del pomeriggio: se il clima è algido, la vitalità degli svedesi e la loro gentilezza compensano abbondantemente. Vi troverete a ballare le Christmas carols intorno agli imponenti alberi di Natale insieme a loro, la tradizione vuole che si danzi in cerchio per mano e nessuno si tira indietro: vi troverete per mano a signore in costume scandinavo, giovani punk, immigrati srilanchesi e bambini biondissimi. Stoccolma è armonica: non si grida, non si alzano i
toni eccessivamente, non ci si perde nello stress perchè la vita è concepita a misura di bambino anche per gli adulti e quindi non si perde la voglia di sognare.
A Stoccolma, adirittura, troverete le casette fatte di biscotti allo zenzero delle fiabe.
La casetta nella fotografia è costruita con i Pepperkakor - biscotti natalizi molto speziati sfornati nelle forme più disparate ed immancabili con il Glogg. E' usanza inserire le "casette biscottate" tra i tanti addobbi natalizi che adornano le case degli svedesi a dicembre (ad esempio sotto gli alberi di Natale).
Suggerimenti e idee:
martedì 8 dicembre 2009
Paris
Ricordatelo: i parigini sono falsamente gentili e adorano prendere per il culo, vi dovete adattare.
Iniziai ben presto a controbattere: "Je vous remercie madame. Et vous, vous etes toujours en pleine forme". Considerate che la mia interlocutrice era alta più o meno 1.60 e doveva pesare un'ottantina di chili, arrotondando per difetto.
Parigi ha una tradizione molto antica di grandi mercati: leggete almeno alcune parti de "Le Ventre de Paris" di Zola e poi visitate il mercato di Belleville (13 arr) e la rue de Montorgeuil (1 arr): capirete che l'atmosfera "chez les marchands" è ancora quella descritta dal grande autore francese. Se come me amate la commistione culturale consiglio in particolare Belleville, che rappresenta il trionfo della Francia multietnica. Si trovano spezie e cibi maghrebini,
artigianato africano, qualunque tipo di oggetto vi possa servire, anche il più strano. E' disarmante la cura estetica che i marchand mettono nell'esporre la merce: trovo che i banchi del pesce siano i più spettacolari, con il loro trabordare di coquillage atlantiche. Ogni sabato il vecchio del banchetto del pesce mi ripeteva che "Moi je suis pas d'ici, je suis breton, vous connaissez la Bretagne?". Rispondevo ogni sabato di sì, che ero stata da piccola e proseguivo verso rue de Courcelles dove mi aspettava il momento dolce della settimana: colazione al Parc Monceau. Starete pensando: "Sul tema parchi Londra batte Parigi 10 a 0". In effetti le aree verdi sono più ridotte, meno imponenti e decisamente meno "divertenti": non si possono fare grandiose pedalate o pattinate se non al Bois de Boulogne, all'estremo ovest della città. Tuttavia, i parchi parigini sono come il resto della città: tenuti alla perfezione, circondati da palazzi bellissimi, sfacciatamente belli. Merita una passeggiata soprattutto le Jardin du Luxembourg (6 arr.), voluto da Maria de Medici. Tra fontane, statue e fiori non vi mancheranno le lunghe distese d'erba di Hyde Park o del Regent. E soprattutto se ci andrete per uno spuntino non vi mancheranno gli orridi sandwich di Subway.
Abbandonate l´idea della dieta proteica a Parigi. In realtá, conviene abbandonare qualunque idea di dieta a Parigi: nessuna persona di buon senso potrebbe resistere di fronte alle fragranze emanate dalla prima boulangerie sul proprio percorso. A Parigi non sfornano brioche, ma opere d´arte, specie in alcune location storiche (Pain de sucre, rue Rambuteau; Alsace, rue Guillaume Tell; Strorher, rue de Montorgeuil; i vari Paul sparsi in città e la piccola boulangerie dei coniugi Guet in rue de Courcelles). Rue de Courcelles e´ stretta, costellata di lampioni vieux Paris e di edifici mansardati. Da decenni i coniugi Guet deliziano i palati dell´arrodissement in una bottega stretta all´angolo con rue Demours. Affrontavo l´onnipresente coda di parigini in lotta per la famigerata baguette campagnarde, l´ammiraglia dei prodotti dei coniugi: avremmo atteso tutti ore per accapararci un pain aux raisins e una baguette. Siete a Parigi: dimenticate le norme igieniche e quando arriva il vostro turno in una boulangerie, non indugiate, prendete la baguette di un metro avvolta in dieci centimetri quadri di tovagliolo senza tentare di farvela tagliare e mettere in una busta del pane come si fa nel resto del primo mondo. Eviterete di farvi insultare e di innervosirvi inultimente: uscite e gustatevi la baguette croccante e tiepida come sanno creare soltanto a Parigi, se non gioverá tropp
o all´indice di massa corporeo di sicuro vi rafforzerá il sistema immunitario.
o all´indice di massa corporeo di sicuro vi rafforzerá il sistema immunitario. Se sosterete abbastanza a lungo a Parigi capirete che é essenziale imparare ad essere aggressivi in francese. Io sono un soggetto incapace di discutere e di alzare la voce, ma a Parigi ho dovuto sforzarmi e dopo molti sforzi posso dire di aver raggiunto notevoli risultati. Ho superato il test del "mandare a cagare un parigino" in un negozio Darty sull´Avenue de Wagram. Ogni sabato per un paio di mesi, io e la mia coloc Gisela a turno cercavamo di risolvere il problema piú grave che puó succedere a due persone all´estero che devono consegnare una tesi di laurea il semestre successivo: essere prive di connessione veloce a internet. Non avevamo la lavatrice, il riscaldamento andava a singhiozzi e dividevamo l´appartamente con tre messicane a cui la civiltá non era mai passata vicino. Ci si adatta a tutto: lavanderie a gettoni, bucati a scrocco dai vicini, pigiami di pail abbatti-libido, guacamole lasciato giorni e giorni fuori dal frigo (non aggiungo altro), botillones organizzati dalle tre di notte in poi rigorosamente in settimana..ma senza internet non potevamo vivere, considerando che avevamo in teoria sottoscritto un abbonamento per wireless e adsl con l´operatore Darty. Rendetevi conto che non potevo vedere la Littizzetto su youtube! Ogni sabato cercavamo disperatamente di capire perché il modem non desse segnali e perché dovessimo pagare per non avere connessione, se non il segnale wifi sul mio pc craccato alla sera tardi dalle gentili vicine del terzo piano (avevo italianamente segnato di nascosto la password un giorno che ero salita implorando di fare una lavatrice con la mia faccia d´angelo scandinaveggiante). La situazione era: chiamavamo il numero d´assistenza, dicevano di andare in un negozio. Al negozio dicevano di chiamare l´assistenza. Un sabato, Gisela ed io affrontammo la situazione dopo un dolcissimo pain aux raisin dei coniugi Guet che ci aveva ben disposte al dialogo pacifico. L´impiegato a cui spiegammo per la milionesima volta la situazione sollevó un sopracciglio (tipico dei parigini che stanno per mandarti a cagare) e ci mitraglió con un "Jpeux rien faire lá, fautqvous appeliez l´assistance". Tentammo di spiegargli che avevamo chiamato una cinquantina di volte e che fooooorse il modem era da sostituire. I parigini amano ripetere: "Mesdemoiselle, jpeux rien faire lá, fautqvous appeliez l´assistance". Per la prima volta ho risposto da nervosa a qualcuno: "Mais putain, l'operateur i'madit qui'fautqjvienne chercher un nouveau modem! C'est vous qui va mdonner ça car jvais sortir d'ici seulement avec" (il tutto con la dovuta impennata di timbro sull'"avec"). In sequenza: il tizio scatta al magazzino a prendermi il modem, Gisela si gira, mi guarda a bocca aperta e commenta "Joder, parecias parisina". Da quel sabato abbiamo finalmente iniziato a scrivere le nostre tesi.
Il mio final paper- un copypaste imbarazzante delle note degli analisti della mia banca- veniva scritto nelle brevi pause che mi concedevo da mostre, cinema e musei. Qualunque guida compriate spenderà pagine ad illustrare i musei di punta della capitale, per non parlare dei monumenti. Io non sono per il turismo "da guida", tanti luoghi possono essere visitati in modo alternativo se si hanno a disposizioni un po' di giorni.
Al posto del giro sul batello, andate a bervi un drink o a cena su una "péniche": si tratta di batelli attraccati lungo la Senna adibiti a locale. Una serata al Charleston ad esempio - quai de la Gare (13 arr.) - non ha un "fair value" definibile in valuta. Invece di salire sulla Tour Eiffel insieme ad altri migliaia di persone, comprate un "bouquin" lungo la Senna (un libro usato)- ad esempio "Les fleurs du mal" - e prendetevi un paio d'ore per leggerlo sul prato dei Champs de Mars, con les Invalides alle spalle e rive droite di fronte. Non perdete tempo sugli Champs Elysées: sono assolutamente banali, dato tutto quello che offre la città. Piuttosto perdetevi a passeggiare tra il 16 ed 8 arr ed il 17 arr.: la Parigi dei parigini di nascita. Troverete banchi di fiori, negozietti e botteghe lontani anni luce dai megastores degli Champs, piccoli cafè e bistrots non assaltati dai turisti, dove godervi le pagine di un libro o un po' di musica. Una pausa imperdibile per gli amanti delle tisane è Mariage Frères sul Faubourg de Saint-Honoré (8 arr.): la famiglia Mariage apparteneva alla casta dei "hommes honorables" del XVII secolo, in quanto intrattenevano commerci di thè e spezie con la Persia e le Indie. I discendenti dei Mariage aprirono il primo salon de thé a Parigi nel 1854: un thé dai Mariage insomma, avvicina più alla storia di una foto scattata all'Arc de Triomphe da esibire come trofeo una volta rientrati a casa.
Al posto del giro sul batello, andate a bervi un drink o a cena su una "péniche": si tratta di batelli attraccati lungo la Senna adibiti a locale. Una serata al Charleston ad esempio - quai de la Gare (13 arr.) - non ha un "fair value" definibile in valuta. Invece di salire sulla Tour Eiffel insieme ad altri migliaia di persone, comprate un "bouquin" lungo la Senna (un libro usato)- ad esempio "Les fleurs du mal" - e prendetevi un paio d'ore per leggerlo sul prato dei Champs de Mars, con les Invalides alle spalle e rive droite di fronte. Non perdete tempo sugli Champs Elysées: sono assolutamente banali, dato tutto quello che offre la città. Piuttosto perdetevi a passeggiare tra il 16 ed 8 arr ed il 17 arr.: la Parigi dei parigini di nascita. Troverete banchi di fiori, negozietti e botteghe lontani anni luce dai megastores degli Champs, piccoli cafè e bistrots non assaltati dai turisti, dove godervi le pagine di un libro o un po' di musica. Una pausa imperdibile per gli amanti delle tisane è Mariage Frères sul Faubourg de Saint-Honoré (8 arr.): la famiglia Mariage apparteneva alla casta dei "hommes honorables" del XVII secolo, in quanto intrattenevano commerci di thè e spezie con la Persia e le Indie. I discendenti dei Mariage aprirono il primo salon de thé a Parigi nel 1854: un thé dai Mariage insomma, avvicina più alla storia di una foto scattata all'Arc de Triomphe da esibire come trofeo una volta rientrati a casa.

Ci sono due luoghi di Parigi che credo non sazino mai: il quinto piano del Musée d'Orsay e la Maison Européenne de la photographie (nel Marais). Il primo non ha bisogno di presentazioni: l'ala impressionista che racchiude i capolavori di Monet, Degas, Manet, Gauguin e compagni. Ho passato lunghi momenti imbambolata di fronte alle ballerine di Degas ed alla Provenza di Monet: il tempo passati a guardarli è sempre poco, anche se resti ore a lasciarti invadere da quei colori. Così come è possibile uscire dalla "Maison de photo" prima che un inserviente faccia gentilmente notare che stanno chiudendo: si tratta della raccolta di foto giornalistiche più incredibili che ho visto. L'ho scoperta con la mia migliore amica una domenica pomeriggio e ci sono tornata diversi pomeriggi, a togliermi di dosso la stanchezza. Questi due posti, più di ogni altro, vi fanno capire Parigi davvero: una città umanamente glaciale, dai ritmi selvaggi, connotata dalla solitudine. Ma affascinante oltre ogni descrivibilità e dunque, da conquistarsi.
Suggerimenti e idee:
http://www.musee-orsay.fr/
http://www.leparisien.fr/info-paris-ile-de-france-oise
http://www.clubmedgym.com/
http://www.ratp.fr/
http://www.restoaparis.com/accueil.html
http://o-kari.com/hammam-paris/
http://www.leparisien.fr/info-paris-ile-de-france-oise
http://www.clubmedgym.com/
http://www.ratp.fr/
http://www.restoaparis.com/accueil.html
http://o-kari.com/hammam-paris/
venerdì 4 dicembre 2009
Diari di viaggio
Amo viaggiare alla follia. E per viaggiare intendo giungere in un luogo, lasciarsi prendere per mano dai suoi abitanti ed immergersi a fondo nella loro cultura e nelle loro abitudini.
E' in queste preziosissime parentesi dalla vita di tutti i giorni che ho imparato quel poco di davvero importante che so. Non ricordo quale autore di letteratura di viaggio ha scritto "La vita è come un libro. Se non viaggi ne leggi soltanto la prima pagina".
Diari di viaggio è dedicato ai miei due nonni, che mi hanno insegnato ad essere curiosa, a non convincermi di sapere abbastanza, ad ascoltare la gente di ogni colore. E' anche dedicato a mia madre, che mi ha insegnato a stare in piedi sulle mie gambe ma che mi aiuta a rialzarmi dalle cadute ancora adesso e che è la persona a cui, più di tutte, vorrei assomigliare almeno un po'.
Diari di viaggio è un invito a leggere le pagine di vite che seguono la prima, ad appassionarsi al proprio romanzo personale e scorrerlo con avidità, parola dopo parola, frase dopo frase, chilometro dopo chilometro.
E' in queste preziosissime parentesi dalla vita di tutti i giorni che ho imparato quel poco di davvero importante che so. Non ricordo quale autore di letteratura di viaggio ha scritto "La vita è come un libro. Se non viaggi ne leggi soltanto la prima pagina".
Diari di viaggio è dedicato ai miei due nonni, che mi hanno insegnato ad essere curiosa, a non convincermi di sapere abbastanza, ad ascoltare la gente di ogni colore. E' anche dedicato a mia madre, che mi ha insegnato a stare in piedi sulle mie gambe ma che mi aiuta a rialzarmi dalle cadute ancora adesso e che è la persona a cui, più di tutte, vorrei assomigliare almeno un po'.
Diari di viaggio è un invito a leggere le pagine di vite che seguono la prima, ad appassionarsi al proprio romanzo personale e scorrerlo con avidità, parola dopo parola, frase dopo frase, chilometro dopo chilometro.
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